Il percorso
è anche una guida
Abbazie, monasteri, borghi medievali e altopiani. Chi corre Pedalatium attraversa in una mattina duemila anni di storia.
La Sabina
Colline d'olivi fra il Tevere e i monti, punteggiate di borghi che si vedono l'uno dall'altro. È il territorio di Fara in Sabina e Castelnuovo di Farfa, due delle sei prove del circuito.
Il cuore è l'Abbazia di Farfa: fondata in epoca longobarda, divenne una delle abbazie imperiali più potenti d'Europa, con un patrimonio che si estendeva su gran parte dell'Italia centrale. Attorno, Poggio Mirteto, Montopoli di Sabina, Salisano e Poggio Nativo: strade strette, saliscendi continui, nessun tratto davvero pianeggiante.

Le colline sabine, fra Fara e Castelnuovo di Farfa.
Subiaco e i Monti Simbruini
Qui San Benedetto si ritirò in una grotta e da qui partì il monachesimo occidentale. Il Sacro Speco è costruito dentro la roccia; poco sotto, il monastero di Santa Scolastica custodisce una delle biblioteche più antiche d'Italia ed è il luogo dove, nel 1465, fu stampato il primo libro in Italia.
Attorno, il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini: faggete, l'alta valle dell'Aniene, e le salite verso Jenne, Vallepietra, Cervara di Roma e Arcinazzo. È la prova più dura del calendario di primavera.

Le faggete dei Monti Simbruini.
Carpineto e i Monti Lepini
Carpineto Romano sta nel cuore dei Monti Lepini, a cavallo fra la valle del Sacco e la pianura pontina. È il paese natale di Vincenzo Gioacchino Pecci, diventato papa con il nome di Leone XIII: sua è l'enciclica Rerum Novarum del 1891, che dà il nome alla granfondo.
I Lepini sono montagne calcaree, piene di grotte e inghiottitoi, con paesi arroccati a mezza costa: Montelanico, Gavignano, Segni, Sgurgola, Supino, Morolo. Salite corte ma continue, quasi mai un chilometro di respiro.

Le rampe dei Lepini.
Leonessa e il Terminillo
Leonessa sta a quasi mille metri, su un altopiano chiuso fra il Terminillo e i monti reatini. Il centro storico, con i suoi portici lunghi e regolari, è uno dei più riconoscibili dell'Appennino centrale.
Da lì la granfondo scende verso Rieti e la sua conca, tocca Cantalice e Poggio Bustone — i santuari francescani della Valle Santa — e risale verso Posta, Cittareale e Cascia, passando in Umbria. È la prova più dura del circuito, e la più silenziosa.

Le strade dell'Appennino attorno al Terminillo.
L'Aquila e l'altopiano delle Rocche
L'Aquila nasce nel Duecento dall'unione dei castelli del contado, e la sua struttura urbana lo racconta ancora oggi. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, voluta da Celestino V, ospita ogni anno la Perdonanza; la Fontana delle 99 Cannelle è il simbolo della città.
Il terremoto del 2009 ha segnato profondamente la città, che da allora è un cantiere continuo di ricostruzione. Correre qui, l'ultima domenica del circuito, significa anche questo. Dalla conca si sale verso Tornimparte, Lucoli, Ocre e l'altopiano delle Rocche: Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Ovindoli.

I borghi dell'Appennino abruzzese.
Latina e Pontecorvo
Due territori storicamente legati al circuito, molto diversi fra loro e diversissimi dalle montagne del resto del calendario.
Fondata nel 1932 con il nome di Littoria, è una città nata dal nulla insieme alla bonifica dell'Agro Pontino. Architettura razionalista, strade larghe e dritte: l'esatto contrario dei borghi medievali del resto del circuito.
Sul Liri, in provincia di Frosinone. Per secoli enclave dello Stato Pontificio e poi principato napoleonico, conserva la struttura del borgo medievale arroccato attorno alla rocca e alla città bassa sul fiume.
Il modo migliore per conoscere questi posti è pedalarci
Sei prove, da marzo a settembre, sempre con partenza e arrivo dentro il borgo.